Giovedi 7 febbraio 2008, una data che molti militanti ricorderanno per la vita… Una data in cui dopo al primo telegiornale a molti di noi è saltato il cuore in gola, per la prima volta sulla scheda elettorale dopo 60 anni, non ci sarà la fiamma dell’Msi. Questa è una fase politica in cui tutti tendono a mantenere la posizione a non sbilanciarsi a non prendere posizione sia mai di poter restare senza poltrona meglio seguire le indicazione di corrente. Sinceramente in questi giorni ho avuto modo di sentire e confrontarmi con molti militanti come me di Azione Giovani e di Alleanza Nazionale e quello che vedo principalmente e amarezza e confusione.
Più mi sforzo di capire la questione, più leggo gli articoli e le interviste più capisco che mi sfugge un passaggio, più mi sembra che mi manca un pezzo importante di tutta la vicenda. Non faccio Fini cosi pazzo da realizzare un partito dalla sera alla mattina non tenendo conto di quello che potrebbe essere l’umore della base e buttare all’aria tutto il lavoro che si è costruito in 60 anni, non considerando cosa potrebbe succedere in caso di sconfitta.
Analizzando la questione, dopo l’assemblea programmatica di dicembre in cui Fini ribadì che AN sarebbe rimasta tale non si sarebbe sciolta sarebbe rimasta un partito di destra oggi a poco più di un mese di distanza siamo nel PDL, cosi dall’oggi al domani. Come la mia seppur limitata esperienza politica mi suggerisce che un processo del genere dovrebbe passare per grandi ed importanti linee e dei percorsi lunghi fatti di congressi confronti approfonditi con la base discussioni all’interno del partito e non in una notte con 50 telefonate.
Fatto sta che oggi la base è sconvolta disorientata e poco informata, non si capisce chi siamo, perché lo siamo dove andiamo, con quali regole, con quale organizzazione e con quali criteri di selezione della classe dirigente. Mentre prima sapevamo bene chi eravamo quali valori portava avanti il nostro partito quali idee, con quali regole e con quali criteri, ma soprattutto del nostro partito conoscevamo la storia, una splendida storia fatta di fede, onore e passione. Come ho più volte detto la passione la militanza i camerati hanno fatto si che la federazione diventasse la mia seconda casa. Già la militanza, che militanza ci potrà mai essere in un partito che non ha neppure il nome di un partito, “Popolo della libertà” che nome è? Sembra una grandissima stronzata, si chiamasse “Partito delle libertà” forse andrebbe già meglio. La militanza quella fatta per strada a fare banchetti, volantinaggi a parlare con al gente ed attaccare manifesti, e non per soldi ma per passione, quello che ha sempre contraddistinto prima il glorioso Fronte della Gioventù e poi Azione Giovani e la voglia e la passione di fare politica non per avere un posto di lavoro o per soldi, ma per passione la passione per la propria terra per la propria gente. Per amor patrio. Come può mai un militante attaccare manifesti senza la fiamma o la fiaccola? Come può mai mettere amore e divertirsi nel fare una campagna elettorale?
Scorrendo le pagine dei diversi siti dei giornali ho incontrato un articolo di Marcello De Angelis che mi ha lasciato semplicemente atteritto. Parliamo di un camerata che ha costituito un mito per tutti noi giovani, il grande Marcello i 270bis. Un articolo in cui in un contorto filosofeggiare del nulla dire ha praticamente difeso la scelta entrare nel PDL senza dire però a quali condizioni. Le correnti arrivano fin qui.
La vicenda comunque va doppiamente interpretata Alleanza Nazionale dopo Fiuggi nasce come naturale successione del MSI come partito di governo in un evoluzione storica della repubblica italiana. Con un elettorato del 13% che, dopo i recenti avvenimenti politici come: il nuovo partito di zio Silvio il nuovo Partito Democratico l’uscita di Storace da An, i sondaggi davano all’8% se non meno. Un partito di governo ovviamenete all’opposizione non può assolutamente permettersi di perdere oltre i 5 punti percentuale a distanza di un paio di anni, An si doveva inevitabilmente rinnovare. In tutto questo la base militante non supera il 2% mentre il resto dell’elettorato sta all11%. A mio avviso la decisione di Fini si può interpretare tenendo conto di alcune variabili del contesto politico italiano.
1) Il partito in forte calo si continua ad assicurare lo stesso numero di deputati e di senatori sfruttando il vantaggio delle liste bloccate senza dover ridurre le sue schiere in parlamento e mantenendo inalterato il proprio potere contrattuale.
2) In Forza Italia senza dubbio, un partito di plastica, dove un solo uomo fà e finanzia il partito e conquista il 25% dei consensi elettorali è orami alla fine. Già Silvio è sicuramente all’ultima candidatura da premier l’età c’è e non gli consente neppure di poter gestire ancora a lungo un partito come FI. Bel dilemma dunque chi gli poteva mai succedere? Il bello Bondi? O L’affascinante Cicchitto? Uno più imbranato dell’altro. L’unico modo che aveva il centro destra per non disperdere un simile consenso elettorale era quello di passarlo nelle abili mani di veri politici gente formatasi con esperienza sul campo e che sappia il fatto suo, in questo la classe dirigente di AN è sicuramente la migliore sul mercato all’interno del centrodestra e Fini indubbiamente sarebbe un ottimo presidente che saprebbe gestire e non sprecare anni di duro lavoro.
3) Si realizza senza alcun sforzo in più, la tanto ambita entrata nel PPE che vede coronati anni di duro lavoro.
4) A quanto pare mentre la decisione poco piace alla base molto piace all’elettorato.
5) I voti di FI e l’organizzazione territoriale di AN ne fanno senza dubbio un partito tra i più forti in assoluto dello scenario politico italiano. ( e qui i circoli della libertà cercano di moltiplicarsi ma mai potranno arrivare ad an).
Ma andiamo avanti.
Personalmente sono sempre stato un sostenitore del partito unico, sono sempre stato convinto che la politica si debba evolvere rispetto i contesti socio politico culturali ed economici nei quali si viene a realizzare. Sempre convinto che la destra debba avere un unico interesse l’Italia e gli Italiani e che un partito per poter fare ciò deve essere un partito radicato sul territorio, che capisca le esigenze della gente e riesca a legiferare su di esse, che riesca inoltre a legiferare sulle proprie idee e che impronti la società secondo i criteri in cui si rispecchia. Poco ho sempre condiviso i gruppi extraparlamentari, nostalgici che passano da una commemorazione all’altra senza produrre un minimo di politica vera. La produzione politica passa dalle proposte dalla creazione e realizzazione di progetti con chiare finalità che mirano allo sviluppo della comunità e dei suoi componenti e non di soli ricordi. Guai al popolo che dimentica i suoi eroi, le sue tradizioni e le sue origini ma anche guai al popolo che non guarda al futuro che non investe sui propri figli.
Convinto che la politica fatta di ideali e valori sani come quelli della destra si possa realizzare in qualsiasi contesto purchè essa si possa liberamente esprimere al di là del contenitore in cui ciò avviene.
Indubbiamente non in un partito che non si faccia dalla sera alla mattina ma un partito con regole e criteri precisi.
Non mi sentirei tradito se fosse un partito basato sul criterio della meritocrazia nell’assegnazione degli incarichi e non un partito basato sulle “quote”, non mi sentirei tradito se fosse un partito dai forti valori nazionali e patrioti, un partito che non rinneghi le proprie origini ma ne trovi orgogliosamente gli stimoli e le linee guide per il futuro, un partito che permetta di eleggere democraticamente dal basso il proprio organigramma ed i propri rappresentanti in senno alle istituzioni un partito governato da regole certe democratiche moderne, che permetta a tutti gli iscirtti di votare ai congressi provinciali e non solo hai delegati, un partito insomma dalle forti radici lanciato verso un glorioso futuro per il centrodestra con al centro dei propri obbiettivi l’Italia e gli Italiani.
Un partito che non rispecchi questi condizioni, un partito che non lascia crescere i propri militanti ma li soffoca nello schiavismo delle Quote di corrente, un partito che non porta vanti gli ideali della patria, della famiglia, della legalità della sicurezza e tutti quei temi cari alla destra, un partito che pensa solo al consenso elettorale mediante clientelismi allora non è e non sarà mai un partito per uomini di destra, perché questo sarebbe un partito stile vecchia democrazia cristiana che non farebbe gli interessi degli italiani e mai un uomo di destra potrebbe starci dentro.
Da giovane mi sembra comunque giusto e doveroso dover dire una cosa su cui tutti tacciono, al di là della questione del nostro partito stiamo entrando nella terza repubblica con i soggetti che erano al governo nella prima, stiamo entrando nella terza repubblica con i pezzi di antiquariato che si putrefanno in parlamento lasciando come al solito ai giovani poco, pochissimo spazio. Come può un paese cambiare con i vecchi che pensano solamente alla mera gestione del potere? Si stanno cambiando tutti gli assetti per non cambiare nulla in fondo…che schifo…
Bhè ora sapete un po’ tutti come la penso…